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LA NUOVA NORMATIVA ITALIANA SULLA CANNABIS LIGHT

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LEGGE ITALIANA CANNABIS LIGHT

LEGGE ITALIANA CANNABIS LIGHT

La nuova legge italiana sulla canapa industriale è entrata in vigore il 14 gennaio dopo che legge numero 242 del 2 dicembre 2016 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale; la stagione di coltivazione in corso è dunque regolata dalle nuove norme.

«Oggi», aveva affermato il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo al momento dell’approvazione, «si ha finalmente un quadro legislativo che può valorizzare le caratteristiche distintive della canapa in Italia, dove si sta verificando una rapida diffusione della coltivazione dalla Puglia al Piemonte, dal Veneto alla Basilicata, ma anche in Lombardia, Friuli, Sicilia e Sardegna». Gli aveva fatto eco il ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina, secondo il quale: «Per l’Italia si apre la strada per recuperare la leadership del passato». Una legge che può dare una spinta definitiva ad una moderna filiera della canapa italiana, sfruttando le potenzialità di questa pianta nei più disparati settori di utilizzo e le sue doti dal punto di vista ambientale che la rendono una coltura adatta a combattere l’inquinamento, ridurre gli effetti devastanti dell’uomo sul clima e in generale contribuire a creare un modello sostenibile di sviluppo economico.

COSA CAMBIA CON LA NUOVA LEGGE?

Le novità introdotte dalla nuova legge sono principalmente 3:
– non è più necessaria alcuna autorizzazione per la semina di varietà di canapa certificate con contenuto di THC al massimo dello 0,2%. Quindi significa che la comunicazione alla più vicina stazione delle forze dell’ordine (Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza) tramite un modulo denuncia, NON è più necessaria.
Gli unici obblighi per il coltivatore sono quello di conservare i cartellini della semente acquistata per un periodo non inferiore a dodici mesi e di conservare le fatture di acquisto della semente per il periodo previsto dalla normativa vigente.

– La percentuale di THC nelle piante analizzate potrà oscillare dallo 0,2% allo 0,6% senza comportare alcun problema per l’agricoltore. Gli eventuali controlli verranno eseguiti da un soggetto unico e sempre in presenza del coltivatore, e gli addetti al controllo sono tenuti a rilasciare un campione prelevato per eventuali contro-verifiche. Nel caso in cui la percentuale di THC dovesse superare la soglia dello 0,6%, l’autorità giudiziaria può disporre il sequestro o la distruzione della coltivazione, ma anche in questo caso «è esclusa la responsabilità dell’agricoltore».

– Sono previsti finanziamenti nell’ordine massimo di 700mila euro l’anno «per favorire il miglioramento delle condizioni di produzione e trasformazione nel settore della canapa».

Ora il ministero della Salute avrebbe 6 mesi di tempo dall’entrata in vigore della legge per legiferare su una questione che sta a cuore a tutti i produttori di canapa ad uso alimentare e cosmetico, e cioè la percentuale di THC che può essere contenuta nei prodotti per la cura del corpo e nei cibi ad uso umano.

All’inizio del 1900, prima dell’avvento del proibizionismo, in Italia coltivavamo più di 100mila ettari di canapa. Nel 2015 ne abbiamo coltivati poco più di 3mila. Speriamo che questa legge possa essere un supporto per i nostri agricoltori ed una speranza per la nascita di un’economia più attenta all’ambiente ed al futuro con l’obiettivo di tornare a produrre in grandi quantità la miglior canapa del mondo.

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